Decisioni e Pandemia: opportunità oltre le trappole mentali - Iconsulting

Intervista a Matteo Motterlini,
Professore di Filosofia della Scienza all’Università Vita-Salute San Raffaele

Il contesto inedito e incerto causato dalla pandemia accompagnerà la nostra vita nei prossimi mesi, con nuove norme di comportamento e un nuovo modo di rapportarci agli altri e al mondo. Ci si appella alla responsabilità individuale e all’interesse della comunità per far fronte a una minaccia invisibile: tutti, dalle Amministrazioni ai semplici cittadini, siamo e saremo chiamati a prendere decisioni in una realtà molto diversa da quella conosciuta finora.

Come cambia allora il nostro modo di prendere decisioni? Quali sono i trend comportamentali emersi in questo periodo? È presto per dare giudizi, ma è interessante iniziare a capire come agiamo di fronte a questa nuova condizione e come possiamo prepararci a cogliere non solo le sfide, ma anche le opportunità che ci riserverà il prossimo futuro.

Ne abbiamo parlato con Matteo Motterlini, filosofo e neuroeconomista, Professore ordinario di Filosofia della Scienza e E.ON Professor of Behavioral Change dell’Università Vita Salute San Raffaele e Chief Behavioral Officer di Gruppo Ospedaliero San Donato.

Pensando in particolar modo alla prossima “ripartenza”: si possono prendere buone decisioni, nonostante l’incertezza?

Sicuramente sì, ma è anche vero che al nostro cervello non piace affatto vivere nell’incertezza. Il nostro cervello reagisce all’incertezza attraverso l’attivazione delle aree del sistema limbico, in particolare le aree deputate a intercettare l’ansia e la paura, e quindi la prima risposta a una situazione come quella che stiamo vivendo è di tipo emotivo.
L’unico modo per prendere decisioni migliori però parte proprio da qui: grazie a una migliore consapevolezza delle nostre emozioni, è possibile riuscire in qualche modo a “sovrascriverle” o gestirle per arrivare ad una risposta di tipo razionale. Bisogna fare attenzione alla prima risposta violentemente emotiva che genera ansia, paura se non addirittura panico, che ci può far fare gesti totalmente sconsiderati, come per esempio inseguire i mercati e modificare i nostri investimenti pensati su un piano di risparmio con orizzonte temporale di 10 anni in 10 secondi!

Quali sono le trappole cognitive in cui non dovranno cadere le amministrazioni e i cittadini per far sì che le fasi di ripresa siano efficaci?

Purtroppo, tutte le situazioni che procurano emozioni forti come questa sono detonatrici di trappole mentali. In questo momento particolare, ne identifico principalmente due. Il primo è noto come Projection Bias: le persone tendono ad essere incastrate nel momento presente e pensano che le emozioni che vivono – qui ed ora – saranno le stesse che vivranno da qui a uno, due o tre mesi, e non riescono ad immaginare un futuro diverso dal presente. In realtà il futuro tende quasi sempre a sorprenderci e non necessariamente ad assomigliare al presente, in futuro le cose potrebbero andare bene e migliorare anche molto velocemente. Altre trappole particolarmente rilevanti in questo momento, poi, riguardano la cattiva informazione e le fake news. All’inizio della crisi le comunicazioni riguardavano principalmente gli organi istituzionali o gli esperti, subito dopo, come spesso accade, abbiamo visto nascere teorie complottiste e fake news, per lo più utilizzate per scopo politico, per orientare in modo poco utile l’opinione pubblica.  
In questo caso agisce il Bias della conferma, a causa del quale le persone tendono a selezionare l’informazione a favore delle proprie ipotesi e credenze.

Il problema ulteriore, soprattutto dovuto all’influenza dei Social Media, è che questo fenomeno è rafforzato dalla influenza sociale: non soltanto crediamo in ipotesi sbagliate o ci facciamo convincere e infatuare da qualche teoria complottista o fake news, ma ci circondiamo di persone che la pensano esattamente come noi! Quindi quando andiamo sul Web, non soltanto troviamo la fake news ma la troviamo ripostata, ribadita o riaffermata da una serie di nostri “amici” virtuali e quindi, oltre essere caduti vittime del Bias della conferma, crediamo che tutti la pensino come noi.  Quei “tutti” in realtà sono un campione, a sua volta “intrappolato” e per nulla rappresentativo. In questo modo vediamo solo l’evidenza che conferma i nostri pregiudizi e siamo ciechi all’evidenza contraria che ci potrebbe far cambiare idea.

È possibile trovare equilibrio fra il “gut feeling” (la sensazione “di pancia”, l’istinto) e i dati a disposizione?

Sì, è possibile, ma per farlo occorrono i dati e che siano buoni dati, in secondo luogo dobbiamo conoscere noi stessi, le trappole mentali in cui cadiamo e quei contesti in cui si presentano. Senza una meta-consapevolezza dei nostri condizionamenti cognitivi ed emotivi arrivare al dato e poterlo utilizzare per buone decisioni non è affatto scontato

Possiamo già osservare alcuni trend del comportamento umano emersi durante questo periodo di emergenza e isolamento? 

È prematuro parlare di trend di comportamento emersi, perché non abbiamo abbastanza dati. Non esistono studi di scienze comportamentali condotti in modo esteso su una situazione di questo tipo. Credo tuttavia che il distanziamento sociale non sia mai stato accompagnato da un vero distanziamento emotivo, soprattutto nelle prime settimane: seppure distanti siamo stati legati tutti dallo stesso tipo di emozione. Oggi mi sembra stia iniziando una nuova fase emotiva, più di rabbia e insofferenza, iniziamo a non accettare più la situazione. Bisogna stare molto attenti, la politica deve mostrarsi all’altezza, manifestando in primis il senso di responsabilità, riconducendo il discorso più possibile a livello di soluzione razionale dei problemi, evitando con forza il rischio di speculare sulla rabbia o sulla paura delle persone.

Dobbiamo aspettarci di “inaugurare” un mondo nuovo dopo questa Pandemia? Nasceranno dei nuovi trend comportamentali? 

Immaginare il futuro è veramente la questione più interessante ed è qui che le Scienze Comportamentali daranno un grandissimo contributo, perché sono mature per farlo e perché è proprio di questo che si occupano: promuovere il behavior change progettando migliori ambienti di scelta dove la scelta virtuosa – lavarsi le mani, stare a distanza di sicurezza, muoversi in bici eccetera – sarà quella più “naturale”.
Siamo in un contesto in cui nasceranno nuovi comportamenti. Non vogliamo semplicemente tornare ai vecchi! Vogliamo nuovi comportamenti migliori, siamo di fronte – nostro malgrado – a un’occasione inedita per progettare un mondo migliore del precedente. A partire dalla mobilità fino all’organizzazione del lavoro. Anche alla luce degli investimenti che saranno possibili, possiamo davvero approfittare di questo momento per ripensare alcuni interventi e non cadere nelle vecchie abitudini, proprio per il fatto che le abitudini dovranno essere “spezzate”, e se ne instaureranno di nuove. Penso in particolare a tema della sostenibilità ambientale.
Le Scienze Comportamentali permettono di farlo, attraverso quel concetto che è l’architettura delle scelte, ovvero progettare ambienti di scelta che mettono al centro l’uomo le sue emozioni, le sue reali capacità cognitive per orientare comportamenti più virtuosi.

Motterlini professionista e professore, di certo si sarà confrontato con temi quali didattica a distanza e smart working. Cosa ne pensa e quali altre esperienze o new practice ci “porteremo a casa” dopo l’emergenza? Quali lasceranno un’impronta positiva in futuro?

Mi piace moltissimo l’energia dell’aula, mi piace fare lezione in modo interattivo, guardare le persone negli occhi e, mentre faccio lezione, provo io stesso a imparare dai feedback. Spesso le lezioni in aula ti possono portare lontano e talvolta in luoghi più interessanti di quelli da cui sei partito. Devo dire che dopo un iniziale senso di frustrazione nel fare lezione online, così come riunioni di lavoro, gradualmente ho iniziato a declinare lo strumento secondo il mio stile di fare lezione o di dialogare con le persone.
Mi trovo sempre più a mio agio, e credo che non ritornerò al passato neanche in questo caso. Anzi, in futuro cercherò di utilizzare un sistema “misto”, fatto di lezioni in aula tutte le volte che sarà possibile, senza dimenticare che alcune lezioni possono essere fatte bene anche a distanza, magari con delle slide ragionate e con una durata più breve.
Abbiamo imparato per esempio a interagire in classe su Zoom a gesti! Uno può farmi il pollice sù o il pollice in giù, può mandarmi in tempo reale dei messaggi scritti, o rispondere a delle domande o piccoli esperimenti, ormai riusciamo a fare lezioni molto interattive anche a distanza. Per quanto riguarda le riunioni di lavoro anche qui vedo dei vantaggi: meno spostamenti e soprattutto riunioni più corte.  Si elimina il superfluo, e lo apprezzo.

Parlando al Motterlini uomo e padre: quale lezione, ammesso che ce ne sia una, stiamo ricevendo tutti, dagli adulti di oggi agli adulti di domani?

Più ci penso e più credo che questo sia l’aspetto più interessante ed è la cosa che concentra maggiormente i miei pensieri in questo momento.
E’ difficilissimo cambiare il comportamento delle persone e siamo di fronte ad una grandissima opportunità, perché avremo una serie di routine spezzate, dovremo per forza cambiare delle cose: cose molto semplici, dal modo in cui guardiamo gli altri in faccia – filtrati da una mascherina – o il fatto che per recarci al lavoro non potremo salire su una metropolitana affollata. Non potremo con la stessa semplicità salire su un aereo e andare ad una conferenza a Roma e tornare la sera stessa, sarà impossibile occupare un ufficio se ci sono otto postazioni piuttosto vicine con un computer di fronte all’altro. Non si potrà più vivere quel tipo di realtà, non si potrà più andare nelle mense e sarà un grosso problema per le scuole che molto spesso hanno classi piccole e al chiuso.
Alcune cose andranno necessariamente ripensate, ma è una grandissima opportunità per ripensarle meglio, come le desideriamo. Per chi come me vive a Milano, il tema della mobilità e inquinamento è cruciale. La mobilità va completamente ripensata. Non si deve pensare che l’auto sia la soluzione, anche se stanno provando a farcelo credere. Le vendite auto sono crollate del 98% l’ultimo mese e sarà forte la voglia di dare incentivi alle vendite. La soluzione non è l’auto, la soluzione è la soluzione sarà la bicicletta, la soluzione saranno treni nei quali si può salire in bici: chi ha avuto l’esperienza di Copenhagen o Amsterdam sa che questa è una soluzione percorribile. Questo è solo un esempio di come da una routine “spezzata”, che non si può recuperare esattamente come era prima, può innescarsi qualcosa di virtuoso nel ripensare la mobilità e migliorare i tassi di inquinamento e quindi la stessa qualità della vita nelle metropoli.
Io vedo nella possibilità di dovere comportarci in modo diverso da prima essenzialmente l’opportunità di comportarci meglio di prima.
Ci possono dare una grande mano le scienze comportamentali per progettare ambienti più ecologici. “Ecologici” dal punto di vista cognitivo, nel senso di più naturali, più adatti a noi, più a misura d’uomo; e più ecologici dal punto di vista ambientale, perché è responsabilità di tutti fare meno danni a questo pianeta con i nostri stili di vita.


Matteo Motterlini è autore di best-seller internazionali, fra i quali Economia Emotiva (Rizzoli, 2006) e Trappole Mentali (Rizzoli, 2008). Il suo ultimo libro è La Psicoeconomia di Charlie Brown. Strategie per una società più felice (Rizzoli, 2015).

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