Disciplina, dati e competenze: cosa portare nel “nuovo” mondo secondo l’astronauta Cheli - Iconsulting

Intervista a Maurizio Cheli, astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea, pilota collaudatore e imprenditore

Maurizio Cheli
Astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea pilota collaudatore e imprenditore

Astronauta, pilota collaudatore e imprenditore di successo, Maurizio Cheli è stato il primo Mission Specialist italiano in orbita intorno alla Terra a bordo di uno Space Shuttle. Dalla prima missione spaziale all’esperienza come pilota collaudatore dell’Eurofighter fino alla svolta imprenditoriale, l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea si è sempre spinto oltre i propri limiti, come dimostra la sua recente scalata dell’Everest nel 2018.
Nella missione del 1996, particolarmente lunga per gli standard di volo dello Shuttle, Maurizio Cheli ha conosciuto molto bene l’isolamento forzato: lo abbiamo intervistato per scoprire come un’esperienza all’apparenza lontana, distante ed estremamente specializzata sia in realtà molto vicina a noi, in questo “nuovo” mondo in equilibrio fra Tecnologia e fattore umano.

L’isolamento è un’esperienza che abbiamo tutti vissuto nel “lockdown” di qualche settimana fa. C’è un aspetto in particolare della sua esperienza nello Spazio che le è servito per affrontare questo periodo?

Se c’è qualcosa che ho imparato dall’esperienza spaziale e che mi ha aiutato nella fase di isolamento, è sicuramente la disciplina personale, non solo nel lavoro.
In una missione ogni componente del gruppo ha determinati compiti da svolgere in momenti precisi, e la disciplina personale è indispensabile sia per portarli a termine, sia per riuscire a vivere con gli altri in un ambiente chiuso come uno shuttle. Questa predisposizione mentale, a mio parere, è fondamentale per tutto il nostro modo di organizzare la giornata, isolati nello Spazio o nella propria abitazione.
All’inizio del lockdown, era facile lasciarsi un po’ andare, “alleggeriti” dal poter riappropriarsi del proprio tempo oltre gli obblighi lavorativi: questo ha sicuramente effetti positivi per qualche giorno, perché ci sottrae alla routine incessante degli impegni, ma per essere efficaci nel proprio lavoro, come in qualunque altra attività, bisogna darsi una disciplina, ristabilire una certa cronologia della nostra vita, anche se in quel momento è ridotta o concentrata in un ambiente molto piccolo. Alzarsi alla stessa ora e dare una priorità alle cose da fare sono piccole azioni di grande importanza: quando parlo di disciplina intendo tutti gli elementi della nostra giornata, dalla pulizia personale alla cura dell’aspetto: non bisogna lasciare andare la mente, ma nemmeno il fisico.
Quindi senza dubbio, dovessi indicare con una parola, ciò che ho preso in prestito dalla mia esperienza professionale, e che mi ha aiutato nel mondo stravolto dalla pandemia è senza dubbio: disciplina.

Oggi i dati sono centrali e ogni decisione sul nostro presente e prossimo futuro dipende da loro. Qual è l’importanza che da astronauta, pilota collaudatore, sportivo e imprenditore affida a dati e tecnologia?

I dati sono alla base del metodo scientifico, quindi per chi fa il mio mestiere – sia da pilota che da collaudatore – i dati sono gli elementi fondamentali che aiutano a interpretare la realtà, che sia quella della pandemia, quella di un velivolo o di una missione spaziale.  Nonostante significhino molto, vanno però integrati con l’abilità dell’uomo e la sua intelligenza per interpretarli correttamente.
Oggi più che mai i dati e il metodo scientifico sono importanti, perché sempre più spesso e in particolare in questo periodo, come confermano le polemiche di questi giorni, si tende ad allontanarsi dal metodo scientifico per prendere decisioni in base all’emotività, che sicuramente non aiuta a prendere buone decisioni.
Certo, un conto è una missione spaziale e il volo di un velivolo, un altro è la gestione di un’azienda o di un paese, ma se è vero che i dati non bastano e devono essere mutuati con altre esigenze, è altrettanto impensabile prendere delle decisioni razionali che non contemplino l’utilizzo dei dati. Diventerà sempre più importante analizzare i dati che provengono da più direzioni e “amalgamarli”, anche se non dovrà diventare l’unico metodo per decidere: dovrà sempre rimanere una discrezionalità legata all’uomo per adattare le proprie decisioni alle realtà che non sono completamente affidabili ai dati.

Ha più volte dichiarato che “il progresso è inscindibile dal rischio”: anche alla luce della situazione attuale, qual è il giusto compromesso a suo parere?

Prenderei proprio l’esempio del volo spaziale e della storia del volo spaziale: la tecnologia e il progresso non saranno mai scinti dal rischio, perché abbiamo a che fare con macchine e persone che possono commettere degli errori, il nostro compito è cercare di minimizzarlo. Ma il progresso, anche in diversi momenti della storia della nostra società, va di pari passo con la nostra capacità di accettare il rischio.
Se guardiamo la missione lunare dell’Apollo nel 1967 o dei primi voli spaziali, la possibilità di ritorno sulla Terra secondo molti era intorno al 50%, altri pensavano addirittura meno. È vero, c’era grande incertezza, ma anche un grande obiettivo, una grande voglia di scoperta. Dopo quel primo periodo, siamo poi entrati in una fase di cautela, e il progresso di conseguenza ha rallentato: dopo l’Apollo e con lo shuttle, in cui c’era una certa dose di rischio, si è passati a uno molto minore con la stazione spaziale.
Oggi, grazie anche a esperienze come il volo di Dragon con SpaceX, fondata dall’imprenditore Elon Musk, i privati hanno dimostrato di essere più “pronti” ad osare, nonostante debbano essere necessariamente sorvegliati dalle agenzie spaziali nazionali le quali devono stabilire solidi criteri di sicurezza.
Accettare una dose di rischio maggiore pur di vedere dei risultati è un grosso cambiamento e lo ritengo fondamentale. Oggi tutti si meravigliano della capsula Dragon, del fatto che il razzo Falcon 9 che la ospita, torni sulla Terra, ma non sarebbe stato possibile altrimenti, e questo è destinato a rimanere lungamente discusso: è il classico pendolo in cui si oscilla da tanto rischio a rischio 0. È difficile trovare la giusta misura, ma difficilmente riusciremo a progredire se non lo si fa.

Il progresso porta qualcosa di sconosciuto, e per definizione lo sconosciuto porta un eventuale rischio. Questa assunzione di rischi è un po’ quello che dovremo probabilmente incontrare a livello di vita nella pandemia. Penso sia proprio questa la sfida, perché a noi in generale non fanno paura le difficoltà, ma l’incertezza, governare l’incertezza, accettarla.
Una frase che mi ha molto colpito – tratta da un libro di Mark Strand – è “il futuro non è più quello di una volta”: trovo che questa espressione, nella sua ironia, abbia centrato il segno e descriva molto bene l’ambiente in cui noi dovremo vivere e operare professionalmente d’ora in avanti.

Per questo mi rendo conto che un aspetto sul quale dovremo concentrarci con forza, sarà lo sviluppo delle nostre competenze personali, perché più competenze abbiamo, più saremo in grado di adattarci al mondo che cambia. Per chi va a scuola oggi o si avvicina all’università, è anacronistico pensare di fare un lavoro monotematico con una cultura monotematica. Quello è uno scenario legato al passato, oggi trovo più opportuno indirizzarsi a saper fare (forse) meno bene alcune cose, ma più cose. Non è l’unico modo per poter avere un certo grado di sicurezza, ma è un buon modo per poter affrontare l’incertezza.

La pandemia ci ha fatto rendere conto che siamo davvero tutti abitanti dello stesso spazio, lo abbiamo osservato da un’altra prospettiva. Quali sono le riflessioni di chi osserva il nostro Pianeta dallo Spazio come un astronauta?

La riflessione che più mi viene in mente, come penso a chiunque abbia avuto come me la fortuna di poter vivere nello Spazio, è il nostro indissolubile rapporto con la Natura e l’Ambiente, che dobbiamo davvero ripensare.
Già molte ricerche che sembrano stabilire che la pandemia si sia sviluppata in particolar modo in ambienti in cui l’inquinamento è maggiore; ma anche fattori come la deforestazione o la siccità hanno effetti sulla nostra vita, e con probabilità la pandemia è uno di questi. Dobbiamo allora rinnovare il nostro rispetto verso gli animali, ancor più perché, molti virus del passato – nel caso di Covid-19 ci vorrà ancora tempo per stabilirlo con certezza – si trasferiscono all’uomo a causa di una contaminazione con animali costretti a vivere con noi in un modo che non è assolutamente il loro.

Questo periodo lascerà anche delle impronte positive a suo parere? Con quali effetti sperati su tutti noi?

Se all’inizio di Febbraio qualcuno ci avesse detto che il mondo si sarebbe fermato, tutti lo avrebbero preso per pazzo. E questo dimostra come la nostra società sia fragile, estremamente fragile. È vero, non stiamo parlando di una peste, ma di una minaccia sanitaria per la quale si stanno trovando percorsi di cura, o quanto meno una mitigazione degli effetti, ma solo pochi mesi fa nessuno avrebbe creduto che un evento del genere avrebbe fermato il mondo e l’economia con un impatto diretto su miliardi di persone. Questa pandemia ha dimostrato a tutti la realtà: siamo fragili e anche il nostro Pianeta è fragile.
Penso dovremmo allora cercare una strada di sviluppo più rispettosa dell’Ambiente e degli animali che ci circondano, probabilmente meno finalizzata al profitto. Con un po’ più di solidarietà tra le persone, un sentimento che con stupore ho visto emergere in questo periodo e che mi ha positivamente colpito. Le premesse per un futuro di questo tipo ci sono, il problema è che abbiamo sempre la memoria molto corta. Ecco, se uno degli effetti della pandemia fosse quello di farci allungare la memoria, allora sicuramente sarebbe un effetto positivo.

Dagli archivi della NASA, il Mission Specialist Maurizio Cheli in un video che racconta la missione STS-75.

Maurizio Cheli è astronauta italiano dell’ESA ed ex pilota sperimentatore dell’Aeronautica Militare con oltre 380 ore di attività spaziale. Imprenditore e speaker di successo, nel 2015 ha pubblicato Tutto in un istante. Le decisioni che tracciano il viaggio di una vita”, edito da Minerva Edizioni.

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