Fast Change e Agile: riscrivere le regole per un nuovo modo di fare business. - Iconsulting

Intervista a Andrea Scavolini – Partner Iconsulting

Occuparsi dei bisogni immediati delle persone, analizzare le evoluzioni del mercato e del panorama sociale, posizionarsi adeguatamente in una nuova normalità: l’impatto del Covid sul Business ha spinto CEO e dirigenti di tutte le Industry a intensificare l’impegno su più fronti. E se oggi la centralità dei dati è ancora più riconosciuta e condivisa, questo periodo ci ha anche ricordato quanto il potenziale umano, accompagnato dalla tecnologia, possa guidare la società fuori da una situazione difficile e inedita.
Per questo, per chi come Iconsulting si occupa di supportare processi decisionali più consapevoli grazie a dati e innovazione, la parola d’ordine è stata “vicinanza”, per continuare a mettere a disposizione di clienti e prospect esperienze significative in grado di anticipare cambiamenti ed esigenze in continua evoluzione.
Insieme ad Andrea Scavolini, Partner di Iconsulting ed esperto di Lean & Agile Project Management, abbiamo esplorato il percorso degli ultimi mesi e la volontà di proiettarci nel futuro per vincere, insieme al nostro network, la sfida urgente di rinnovamento.

Come è riuscita Iconsulting ad affiancare le aziende nell’emergenza? E come può aiutarle nello scenario attuale?

La prima risposta che abbiamo voluto dare ai nostri clienti è stata quella di cercare di essere loro il più possibile “vicini” e presenti. Molte aziende si sono trovate impreparate nel lavoro da remoto, altre hanno introdotto ferie e cassa integrazione e ci siamo subito resi conto che una difficoltà che molti avrebbero incontrato sarebbe stata nella capacità di portare avanti le iniziative già avviate in un contesto differente. Molti ci hanno quindi chiesto di farci carico di maggiori responsabilità e aiutarli con grande flessibilità nel portare a successo i progetti in cui siamo stati coinvolti coprendo processi prima presidiati da interni. Abbiamo poi avuto modo di affiancare più concretamente numerosi clienti attraverso soluzioni che li aiutassero a monitorare la situazione e a prevenire i rischi attraverso sistemi di HR Analytics, di identificazione delle fake news sul Coronavirus, modelli dei rischi derivanti dal Covid-19 e soluzioni proattive di Object Detection Analytics per monitorare in tempo reale il rispetto delle disposizioni, mediante l’uso di telecamere e modelli di Intelligenza Artificiale.

Questa nuova trasformazione impatterà con più forza alcune Industry rispetto ad altre? Come l’innovazione tecnologica può supportarle?  

Le prime a trovarsi in forte difficoltà sono sicuramente state le aziende che vendono prodotti consumer veicolati tramite canali diversi dalla Grande Distribuzione. In particolare, pensando all’Italia, le aziende più colpite sono quelle del mondo Fashion Retail. Ma l’onda di crisi sta pian piano interessando molti settori e tutti dobbiamo metterci nell’ottica di interpretare l’inevitabile cambiamento del comportamento dei consumatori e investire quindi maggiormente nella trasformazione digitale per poter comunicare in un nuovo modo con il mercato e investire su nuovi canali di vendita. 

I dati possono supportare la ripartenza del sistema paese?  

L’elemento fondante del cambiamento, a mio parere, è ancora nella Data Digital Transformation: ci servono elementi tra loro correlati per conoscere meglio i clienti e i loro comportamenti, le giuste informazioni per conoscere meglio le nostre potenzialità interne, ma ci servono anche nuovi dati anche per poter offrire nuove tipologie di servizi. Penso ad esempio al percorso di investimento in nuovi servizi digitali che hanno intrapreso le Telco e che stanno intraprendendo ora diverse Energy company, come dimostrano i nuovi servizi di Edison.

Da azienda che fa dell’agilità il suo punto di forza, come ha affrontato Iconsulting un cambiamento di contesto così forte e repentino?    

livello direzionale abbiamo cambiato subito il modo in cui facevamo i nostri comitati di governo della delivery: da un modello mensile con lunghe riunioni a meeting settimanali quindi più frequenti ma più veloci. 
livello operativo, mi sono sorpreso di quanto velocemente ci siamo adattati al nuovo contesto: questa azienda non finisce mai di stupirmi. Sicuramente un’età media dei consulenti che non supera i 30 anni aiuta ad avere una notevole capacità di adattamento

È cambiato il modo di lavorare dell’azienda? Quali nuove attività e iniziative sono state messe in campo?  

Siamo stati tra i privilegiati per cui lo smart working era già operativo prima dell’emergenza, sia in termini di strumenti tecnici che di processi: passare in remote working quindi non è stato così traumatico come per altre realtà.
Le nuove modalità di telelavoro continuo hanno richiesto comunque a tutti noi di ripensare i processi e le abitudini. Usare gli stessi metodi e gli stessi stili che funzionavano bene in un contesto diverso rischia di metterci in difficoltà mentre serve creatività e sta a ciascuno di noi di fronte a un cambiamento riflettere su cosa possiamo fare di nuovo rispetto a prima. Ho veramente apprezzato il fatto che molti colleghi si siano prodigati per condividere alcune lessons learned, come ad esempio, quella di impostare in Outlook l’opzione che fa terminare le riunioni qualche minuto prima per lasciare spazio alle persone di organizzarsi tra un meeting e l’altro, oppure quella di utilizzare dei questionari per rendere efficaci le sessioni di analisi anche da remoto ottenendo ottimi risultati. 
Iconsulting è poi una realtà in cui c’è fortissimo legame che unisce le persone e che ci da tanta energia. Abbiamo quindi creato ulteriori ambienti virtuali di ritrovo come, ad esempio la “pausa caffè” nella quale proponi un momento da vivere assieme “virtualmente” con i colleghi. 

Quali sono, se ci sono, i nuovi modelli di business nati con l’emergenza che lasceranno un’impronta positiva in futuro?  

Se lo sapessi sarei a registrare una nuova impresa! Scherzi a parte, in realtà penso che un elemento significativo sia emerso ed è quello del fast change. Ci sono aziende che velocemente si sono riconvertite nella produzione di mascherine, altre che hanno messo velocemente in opera innovazioni che hanno supportato la nostra sanità. Probabilmente io sono un po’ fanatico ma credo che l’essenza del futuro sia riassumibile in un concetto di extreme agility: a vincere forse non saranno solo le aziende in grado di saper fare molto bene una cosa ma anche quelle che sapranno adattarsi più velocemente di altre a fare cose diverse da prima. Stiamo già vivendo un periodo in cui il modello delle cinque forze competitive di Porter è completamente superato

L’età media di Iconsulting è 30 anni: quale insegnamento può trarre da questo periodo la popolazione più giovane di colleghi?  

Abbiamo tutti assistito a come le scelte di tanti Governi nei diversi Paesi siano state inizialmente errate. In primo luogo, abbiamo faticato ad avere i dati giusti su cui fare valutazioni pesate e inoltre si è chiaramente visto come il nostro cervello fatichi a prendere decisioni razionali: tra un buon dato e una buona decisione, esiste un elemento non neutro che è il decisore stesso. Non dobbiamo quindi illuderci di essere degli animali governati da un cervello razionale, dobbiamo capire che il nostro cervello arcaico è ancora quello che prende la grande maggioranza delle nostre decisioni e ciò avviene a nostra insaputa. 
Per evitare che i bias  a cui siamo soggetti – trappole mentali di cui parla anche il professor Matteo Motterlini recentemente intervistato da Iconsulting – e far sì che i meccanismi inconsci non decidano al posto del nostro cervello razionale, il miglior strumento che possiamo usare è il confronto con gli altri. È per questo che la democrazia stessa ha un forte valore da riscoprire: ci aiuta a far sì che le decisioni non siano del singolo ma nascano dal confronto.  

In molti casi questo periodo ha dato modo di vivere ancora più intensamente la famiglia: da padre come hai vissuto questa condizione?  

Per chi ha dei figli questo è stato sicuramente un periodo complesso dal punto di vista organizzativo e purtroppo sono emerse tante mancanze della nostra realtà: dagli aspetti di infrastruttura come l’assenza della banda larga ad aspetti ancor più importanti come l’uguaglianza di genere su cui ci siamo mostrati veramente ancora molto arretrati. 
Mia moglie ed io abbiamo scelto di non nascondere nulla alle nostre figlie, di condividere con loro i nostri sentimenti, le nostre paure ma anche la nostra speranza. Questo all’inizio le ha sicuramente destabilizzate, perché ha fatto scoprire loro una forte dimensione di incertezza sul futuro a cui non erano abituate. Però ora, quando le guardo, le vedo ancor più cresciute, più forti e anche positive. Sono convinto che saranno delle donne in grado di portare il loro piccolo contributo per rendere questo mondo ancora migliore. 


Andrea Scavolini, Partner Iconsulting

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