Intervista a Elena Ugolini, Preside del Liceo Malpighi di Bologna e Membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione

Elena Ugolini
Preside del Liceo Malpighi di Bologna e Membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione

Un tema in primo piano nei dibattiti sociali e politici di questo travagliato 2020 è senza dubbio la Scuola e, più ampiamente, la didattica. Mai come negli ultimi mesi le scuole hanno scandito i periodi della collettività, hanno subito le decisioni più drastiche, hanno sollevato criticità a livello organizzativo ed educativo per istituti, docenti, studenti e famiglie.
Elena Ugolini, membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e preside del Liceo Malpighi di Bologna, ne è convinta: il nuovo modo di fare lezione è uno stimolo per rendere protagonisti i ragazzi dietro lo schermo, ma la loro presenza fra i banchi resta fondamentale.
In questa intervista entriamo nel “suo” Liceo, nel cuore della città: un polo formativo proiettato nel futuro che risponde alla visione di “laboratorio dove mettere a punto modelli esportabili”. L’obiettivo? Formare le persone e i professionisti di domani con uno sguardo profondo che ne esalti la creatività, lo spirito critico ma soprattutto la capacità di muoversi con sicurezza in un contesto internazionale grazie all’esperienza diretta, alla ricerca in laboratori e al lavoro per progetti.
La “Big Data Challenge”, iniziativa che ci vede co-protagonisti, è un luminoso esempio dell’importanza essenziale che il Liceo Malpighi, guidato dalla determinata e appassionata preside Ugolini, attribuisce alle sfide del futuro: “il cittadino del futuro deve sapere che cosa sono i Big Data e come vengono gestiti. In tutte le professioni del futuro, ma anche quelle umanistiche avremo a che fare con la gestione di Big Data.”.

Da qualche settimana, con l’entrata dell’Emilia Romagna in “zona Arancione”, si è delineata una nuova fase emergenziale, che ha previsto il ritorno della didattica a distanza per le scuole superiori, fatta eccezione per gli studenti con disabilità e per le attività di laboratorio. Come ha accolto questa decisione che, fortunatamente, mantiene la possibilità di svolgere in presenza alcune attività molto importanti per un Liceo innovativo e sperimentale come il Malpighi?

Purtroppo l’ultimo DPCM del 3 Novembre non ha fatto alcuna distinzione tra zona gialla, arancione e rossa e le scuole superiori sono state tutte costrette a tornare alla didattica a distanza. Speriamo che si cambi velocemente prima di Natale. Mi sembra assurdo sacrificare i ragazzi di quest’età semplicemente perché “possono stare a casa da soli”.
Le scuole sono luoghi sicuri, gli screening fatti sui compagni di classe di studenti positivi per contatti fuori dalla scuola, sono risultati negativi la maggior parte delle volte.

Purtroppo a Settembre non siamo riusciti a preparare la riapertura delle scuole “fuori dalle scuole” (sul versante dei mezzi pubblici e dell’organizzazione sanitaria) e ora ne paghiamo le conseguenze. Sarebbe sbagliato pensare che una settimana in più o in meno di scuola non cambi nulla. Venerdì scorso ho fatto il consiglio di Istituto del Liceo e i rappresentati degli studenti ci hanno detto due cose semplici. Primo: “la fatica con la didattica a distanza è quadruplicata. Svegliarsi tutte le mattine e mettersi davanti ad uno schermo è difficile. Vi preghiamo di ricordarci perché vale la pena fare questa fatica. Vi chiediamo di dirci una volta di più, il motivo per cui è bello studiare una certa materia. Secondo: “abbiamo scoperto quanto sia importante l’abbraccio, il contatto. I messaggini e le video call non colmano questa esigenza. Fateci tornare a scuola, anche se per poco tempo. Sentiamo la mancanza dell’ambiente fisico.” Gli studenti del Malpighi hanno potuto avere delle classi virtuali già dal secondo giorno del primo lockdown.
Questo nuovo modo di fare lezione ci ha costretto a non dare per scontato nulla e a trovare tutte le strade per rendere protagonisti i ragazzi dietro lo schermo, ma un punto di aggancio in presenza è fondamentale.

Sono tanti gli studi che confermano i disturbi emersi nei giovani: l’aumento dell’irritabilità, disturbi del sonno e disturbi d’ansia. L’isolamento a casa durante l’emergenza da Coronavirus ha causato l’insorgenza di problematiche comportamentali e sintomi di regressione nel 65% di bambini di età minore di 6 anni e nel 71% di quelli di età maggiore di 6 anni (fino a 18). È quanto emerge da un’indagine sull’impatto psicologico e comportamentale del lockdown nei bambini e negli adolescenti in Italia, condotta dall’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, pubblicata sul sito del Ministero.
Chi ha dei figli sa che non è semplice riagganciare i ragazzi quando si rompe il filo del loro rapporto con la realtà, e la scuola è fondamentale per non spezzarlo. In queste settimane abbiamo fatto di tutto perché questo non accadesse: tre classi continuano a venire a scuola in presenza perché hanno accettato di condividere questa possibilità con compagni disabili, abbiamo proseguito in presenza il percorso biomedico con l’Ordine dei Medici della provincia di Bologna, i workshop previsti per il percorso di Liceo Sperimentale di Liceo Quadriennale, il laboratorio di progettazione e design che realizziamo in collaborazione con Ducati e lo studio Cuccinella, i laboratori STEAM pomeridiani previsti per le prime scienze applicate. Stiamo preparando i laboratori e il contest in presenza sui Big Data con la vostra azienda, i progetti con Bonfiglioli riduttori e FAAC.
Abbiamo cercato di utilizzare tutte le possibilità date dal DPCM del 3 Novembre per non perdere il contatto con i nostri studenti, ma sarebbe bello che fosse data a tutti la possibilità di tornare almeno per una parte delle ore a scuola, in presenza. Sarebbe sbagliato rifare l’errore che abbiamo fatto l’anno scorso a maggio, una volta usciti dall’emergenza, non riaprendo le scuole. Le scuole dovrebbero essere gli ultimi luoghi a chiudere totalmente e solo a fronte di evidenti vantaggi dal punto di vista della diffusione dei contagi, altrimenti “il rimedio”, potrebbe veramente causare un male più grande e duraturo del Covid. Gli altri Paesi europei che non le hanno mai chiuse in questo nuovo anno scolastico, lo insegnano.

Fra i numerosi percorsi attivati dal Liceo Malpighi per incoraggiare gli studenti ad affrontare con sicurezza gli studi scientifici e i relativi campi di applicazione, quello “STEAM” (Science, Technology, Art, Mathematic), permette loro di mettersi alla prova sui grandi temi della contemporaneità: Digital and Big Data, ma anche Mechatronics, Robotics, Automation e molto ancora. Perché è così importante avvicinare i ragazzi e le ragazze a questi ambiti fin dall’età scolare?

Un percorso liceale come quello italiano, se fatto con bravi docenti, è prezioso. Attraverso lo studio sistematico e critico di tante discipline, infatti, fa crescere quell’ampiezza di sguardo e quella profondità che aiuta ad essere più creativi e critici. Questa tradizione non va abbandonata ma va accompagnata da un metodo che privilegi l’esperienza, il lavoro per progetti, l’apertura su mondi diversi.
Il laboratorio STEAM che prevede un percorso strutturato nell’arco dei 5 anni ha questo scopo. In chi studia latino, matematica, filosofia, letteratura italiana questi percorsi svolti con ingegneri, informatici, professionisti, architetti mettono in moto delle accelerazioni straordinarie e siamo infinitamente grati che Iconsulting abbia deciso di finanziare questo percorso. Rinunciare al metodo tipico del liceo italiano per inseguire altri modelli, significa togliere ai nostri figli delle possibilità. Sarebbe come decidere di non studiare più Leopardi e Dante per imparare l’inglese. Imparare l’inglese ad alto livello è possibile avendo bravi docenti senza trascurare lo studio della lingua italiana (la vera prima lingua straniera in Italia anche per noi italiani) o dei grandi della nostra letteratura. Per questo è strategico coniugare le due tradizioni, quella del liceo italiano e quella che nasce dal mondo della ricerca e della progettazione.

Ci racconta qualcosa del loro approccio verso questi temi? Sono davvero la generazione più orientata alle cosiddette “professioni del futuro”, che in realtà già oggi sono le più richieste dal mercato?

Io non mi dimenticherò mai le facce dei ragazzi la prima ora in cui cominciarono, due anni fa, un workshop con FAAC che aveva come obiettivo progettare una pergola fotovoltaica. La prima domanda di uno studente fu: “Che cos’è una pergola?”. Avrei voluto seppellirmi.
Eppure in 8 ore di lavoro, aiutati da persone meravigliosi i ragazzi e le ragazze sono riusciti a mettere a punto delle idee nuove che hanno stupito gli esperti del mestiere. Questa capacità di vedere soluzioni che noi adulti non vediamo è un loro punto di forza. La curiosità e la voglia di “buttarsi” nel problema senza aver paura di non avere gli strumenti per risolverlo sono altre due caratteristiche che hanno i ragazzi in potenza.
Per mettere a frutto questi atteggiamenti naturali occorrono proposte in grado di farli emergere. La vecchia lezione aristotelica del passaggio dall’essere in potenza all’essere in atto, insegna il metodo con cui procedere.

L’anno scorso, 80 studenti del liceo si sono trasformati in veri analisti e sviluppatori per un giorno, confrontandosi con le sfide di Big Data e Location Intelligence nella Big Data Challenge organizzata dal Liceo Malpighi insieme a Iconsulting. Possiamo svelare qualche anticipazione sulle prossime sfide?

La “Big Data Challenge” costruita dagli analisti e dagli sviluppatori di Iconsulting insieme ai nostri docenti di matematica, lo scorso anno, potrebbe diventare un modello da seguire anche in aree disciplinari diverse.
In un mondo in cui i dati hanno assunto una portata strategica e culturale decisiva, è fondamentale trovare nuove strade per introdurli agli studenti liceali. L’analisi del dato è infatti uno strumento di conoscenza della realtà a cui affacciarsi in maniera cosciente e propositiva.

È necessario quindi aprire l’orizzonte su un argomento così importante che ha ricadute nei più svariati ambiti della vita dell’uomo. La Big Data Challenge è nata per dare la possibilità agli studenti di avere uno sguardo di sintesi su aspetti e conoscenze che nella pratica didattica rimangono di solito separate e di mettere a frutto le conoscenze e le competenze acquisite a scuola in un contesto non standard. In questo modo gli studenti hanno potuto fare un’esperienza significativa a stretto contatto con professionisti nel raggiungimento di uno scopo condiviso. Questa challenge, che riproporremo anche a Gennaio, è pensata con un primo momento di formazione sul grande tema dell’informazione e del dato con esperti aziendali, seguito da un workshop per gruppi. Ogni gruppo, suddiviso al suo interno a seconda dei diversi ruoli previsti in un progetto aziendale, osserva ed elabora i dati messi a disposizione utilizzando appositi software. La giornata si conclude con la breve esposizione da parte di ogni gruppo della proposta elaborata per raggiungere l’obiettivo stabilito.
Per il prossimo anno scolastico stiamo pensando ad un percorso strutturato per le quinte e vorremmo mettere a punto un modulo di introduzione ai Big Data da inserire nel curriculum delle scuole superiori. E’ essenziale perché il cittadino del futuro deve sapere che cosa sono i Big Data e come vengono gestiti. In tutte le professioni del futuro, ma anche quelle umanistiche avremo a che fare con la gestione di Big Data.

Da docente a Preside delle scuole paritarie Malpighi, con significative esperienze ministeriali, in primis quella di sottosegretario del ministero dell’Istruzione, la sua carriera è un’eccellenza nel panorama italiano. Cosa l’ha guidata e la guida in tutte queste esperienze a servizio della scuola italiana?

Ho sempre pensato al Liceo Malpighi non come ad un recinto in cui fare bene le cose, ma come un laboratorio dove mettere a punto modelli esportabili, utili a tutte le scuole.
Penso che il mio punto di forza sia la passione e l’amore che ho verso un lavoro che mi da la possibilità, ogni giorno, di aprire mille mondi diversi e di avere sempre un riscontro concreto di quel che si fa nelle facce dei ragazzi. Tutte le discipline sono strade per entrare in rapporto con la realtà e per mettere a frutto il capitale di conoscenza ed esperienza che ci viene dal passato. Allo stesso tempo la scuola ha al proprio interno tutti i mondi dei ragazzi che la frequentano e che, nell’arco di 5 anni, crescono e diventano uomini e donne che portano il loro contributo originale. Poi ci sono i genitori, gli imprenditori, gli esperti, i ricercatori, gli scienziati, i professionisti… quella rete di relazioni che attorno alla scuola può diventare il catalizzatore di novità ed innescare dei processi virtuosi, com’è accaduto nell’incontro con il Presidente di Iconsulting, Simone Fiocchi. La sua storia è la dimostrazione del modo in cui la scuola e le università possono realmente diventare la miccia che fa esplodere il potenziale che esiste all’interno di una persona.

Quali ritiene siano, oggi, le sfide più impellenti dell’istruzione e della scuola italiana? E quale incoraggiamento/insegnamento secondo lei serve di più ai professionisti di domani?

Non ho ancora smesso di sperare che la scuola italiana riesca a fare quel salto per diventare di nuovo quell’ascensore sociale in grado di essere all’altezza delle domande dei bambini e dei ragazzi che la frequentano.
Ci sono delle leve su cui si dovrebbe agire: la selezione e formazione dei docenti e dei dirigenti, il diritto allo studio, la valorizzazione del merito, la libertà di scelta educativa, l’autonomia e valutazione.
Nessuna scuola può essere migliore dei docenti che vi insegnano, nessun dirigente scolastico potrà fare nulla di buono se non avrà gli strumenti per poter agire senza avere mille vincoli burocratici e senza poter contare su di una leadership distribuita. Non ci potrà essere equità e valorizzazione del merito fino a quando le famiglie non potranno decidere di iscrivere i figli nelle scuole che ritengono più adatte per loro, senza discriminazioni di reddito. Non potremo considerarci un paese civile fino a quando le scuole dei nostri figli non saranno più belle delle nostre case.


Elena Ugolini è preside del Liceo Malpighi, scuola parificata che oggi, tra Bologna, Castel S. Pietro Terme e Cento, conta una scuola dell’infanzia, scuole medie, quattro licei e 1.450 studenti. Attualmente membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, Elena Ugolini fa parte degli organi di governo dell’Invalsi dal 2005, occupandosi in particolare della rilevazione degli apprendimenti per il sistema nazionale di valutazione e della prova nazionale all’interno dell’esame di stato del primo ciclo. Dal 2011 al 2013 ha inoltre ricoperto il ruolo di sottosegretario di Stato al Ministero dell’Istruzione nel governo Monti.

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